IL SOLENGO

Il Solengo è il maschio del cinghiale che vive tutta la vita da solo,lontano dal branco. Mario de Marcella era così. Era un Solengo.Voleva la sua vita e basta.
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Matteo Zoppis
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Film
Roma
Italy
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English version here http://ilsolengo.tumblr.com/ (at the end of the page click on "older" to continue reading the text!)

Siamo Alessio Rigo de Righi e Matteo Zoppis, due registi italiani. Abbiamo studiato e viviamo all'estero ma abbiamo girato insieme un documentario in Italia chiamato "Belva Nera", che ha avuto la sua Prima Mondiale al Festival Internazionale del Film di Roma 2013. Qui abbiamo conosciuto Tommaso Bertani che sta producendo il nostro nuovo progetto chiamato "Il Solengo".

"Il Solengo" è un film documentario sulla vita di Mario de' Marcella, un eremita della zona di Vejano.

Lo chiamano così per distinguerlo dagli altri Mario dato che la madre si chiamava Marcella. I cacciatori della zona lo incontravano durante le loro battute al cinghiale, spesso si metteva a tiro per non farli cacciare.

Si era costruito una capanna nei pressi di una grotta e viveva così, solo. Non parlava mai con nessuno e non amava gli altri, pare non lo si potesse neanche salutare. Per questo lo hanno soprannominato "Il Solengo", perché era solo come un cinghiale.

La prima volta che ne abbiamo sentito parlare è stato a pranzo proprio durante le riprese di Belva Nera, il nostro precedente documentario sulla famosa leggenda della pantera nera libera nella campagna romana.

www.film.it/cinema/festival-di-roma-2013/dettaglio/art/llultimo-dei-c=owboy-al-cinemaxxi-39253

Vorremmo lasciare allo spettatore qualcosa che assomigli alla sensazione che abbiamo provato noi quel giorno a pranzo, mentre ascoltavamo, ipnotizzati, la storia dell'eremita di Prato Longo. Ci sembrò subito interessante la storia di un uomo che decide di rifiutare la società e viverne emancipato, ma quello che più ci colpì fu il modo in cui quei cacciatori ce la raccontarono.

Perché Mario viveva solo nei boschi? Come c'era finito? Cosa lo aveva spinto a vivere così?
Sembrava che ognuno avesse un episodio diverso da raccontare, a volte addirittura in contrasto tra loro. Qualcuno lo aveva conosciuto personalmente e lo ricordava farsi il bagno nel fiume o accendersi un fuoco dentro la grotta, altri invece ne avevano sentito parlare in paese, storie da bar o a casa di amici.

E' proprio questa tradizione orale che più ci interessa, il modo in cui queste storie vengono tramandate e come esse si trasformano e si modificano con il tempo.

Non è nostra intenzione realizzare un'inchiesta sulla vita del Solengo, non ci interessa necessariamente la verità. Cerchiamo piuttosto quel territorio indefinito, dove i racconti e le leggende si intersecano e sfumano l'una nell'altra lasciando lo spettatore con la consapevolezza che la verità non è poi l'unico né il principale ingrediente di una storia.

La storia di Mario de Marcella, è la storia di un mondo senza tempo, un luogo remoto come i boschi in cui si ritira il nostro protagonista, dove il mito e le leggende sfidano ancora la verità, un mondo popolato da personaggi che rappresentano quell'italianità genuina affascinante, che vogliamo documentare e in qualche modo preservare.

Abbiamo una storia, i personaggi, realizzato diverse interviste e un breve cortometraggio. Ora siamo pronti a iniziare le riprese del film e ci serve il vostro aiuto.

Il nostro obiettivo iniziale è 10.000 euro, cifra che ci permetterebbe di coprire la prima parte della produzione ma non tutte le spese del film. E' per questo che speriamo di poter superare il nostro obbiettivo e poter avvicinarci il più possibile al costo reale, molto contenuto, della produzione.

All'estero questo tipo di finanziamento privato è una realtà concreta e moltissimi film sono già stati realizzati raccogliendo fondi su siti come Kickstarter (utilizzato anche da Spike Lee che e' riuscito a collezionare 1.4 milioni di dollari)

INDIEGOGO, il nostro sito, è l'equivalente europeo ed è completamente sicuro e dotato di dispositivo anti-frode. Qualunque donazione quindi sarà indispensabile alla realizzazione del film, che siano 25, 100 o più euro.



COME VENGONO UTILIZZATI I VOSTRI CONTRIBUTI :
-Per i nostri protagonisti, i cacciatori e contadini di Vejano
-per le cineprese (digitale Arri Alexa, Super16mm pellicola)
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-per il nostro direttore della fotografia, Simone d’Arcangelo, che ha lavorato con il DOP di Bernardo Bertolucci, Vittorio Storaro.

-per il nostro operatore di presa diretta e il nostro compositore di musica.

-per tutti i contributi artistici offerti dalle persone chi ci hanno sempre aiutato e meritano una giusta ricompensa.

-per le spese residuali della produzione.



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Vi ringraziamo moltissimo per il vostro prezioso aiuto!

Saluti,
Alessio e Matteo

                     IL SOLENGO

        di Alessio Rigo de Righi e Matteo Zoppis 

 

 Il film si apre con una lunga sequenza di caccia al cinghiale. E’inverno, la luce del mattino illumina i rami spogli di un albero e il profilo di un cacciatore dai capelli bianchi che imbraccia un fucile e si muove lentamente, attento a non fare troppo rumore. E’preceduto da un paio di cani e un battitore che segue le orme lasciate dagli animali sul terreno. UGO, Il cacciatore dai capelli bianchi si gira e guarda verso il battitore, più anziano, che porta una coppola. I due sembrano parlarsi con lo sguardo. Sulle immagini della caccia la voce narrante di GIOVANNI:

                   GIOVANNI
Il solengo è il maschio del cinghiale che vive
tutta la vita da solo. Sta vicino agli altri 
cinghiali ma rimane sempre distante.
E Mario era cosi. Era un solengo. Non voleva 
ne’parlare con nessuno ne' sape' degli altri. 
Voleva la vita sua e basta.


All’interno di una casina di legno ERCOLINO soffia per alimentare un fuoco che scoppietta nel camino. Porta un vistoso cappello da cowboy. La moglie LIANA, in cucina, prepara da mangiare. Con lui un gruppo di pensionati, tutti sui settanta, parla di funghi e beve vino. Qualcuno dice di aver sentito giù in paese che MARIO DE MARCELLA detto il Solengo, e' stato trovato in fin di vita ed è stato portato in ospedale. 

Una vita da eremita passata alle intemperie, nel bosco vicino Vejano. Si sente il rumore di una macchina avvicinarsi alla casa. Ercolino sbircia dalla finestra, poi esce. Ugo, il cacciatore dai capelli bianchi, scende dalla macchina commentando le dimensioni del grosso cinghiale che ha ucciso. Con lui CARMINE, il nipote di Ercolino. Non se lo aspettava per niente, dice Ugo, erano a beccacce e non a cinghiali ma quando ha visto l’animale così vicino non ci ha pensato due volte e ha sparato. Ercolino euforico dice che bisogna darsi da fare.

ORSETTO, ex guardiacaccia, racconta di quando la notte della vigilia di Natale ha visto un fuoco acceso nel bosco.

                 ORSETTO
Era la vigilia di Natale, ho visto er foco
e ho detto:
“ma che c’è?” 
So’ andato su ed era questo qui. Stava attorno al foco. Gli ho detto: 
“Che ce fai qui?”.
“Niente” m’ha risposto, “me sto a scalda’”.

Tra i rami secchi della faggeta intravediamo distante unuomo intento ad accendere un fuoco. Indossa abiti consunti e il suo viso è nascosto da una lunga barba. La voce narrante di Giovanni racconta:

                  GIOVANNI
Qualcuno diceva che era matto, ma matto non era,
non gli piaceva la gente, voleva stare solo.
Una volta, a cacciarella, dei cacciatori gli hanno 
detto: 
“Mario togliti da qua che è pericoloso, noi sparamo.”E lui invece di spostarsi si è messo a mangiare le caccavelle.

Ercolino e Carmine preparano il cinghiale.Rimangono silenziosi durante il procedimento.

Ritorniamo alle immagini, apparentemente di repertorio, di Mario de Marcella inquadrato da lontano come se lo stessimo spiando. 

L’idea è quella di rievocare la storia del Solengo attraverso i racconti dei cacciatori e i contadini che lo hanno conosciuto.

Il tutto coincide con la cattura e la preparazione di ungrosso cinghiale fino ad arrivare al banchetto vero e proprio. 

Seguiamo i vari personaggi introdotti nella casina di caccia durante le loro attività giornaliere per documentarle e per farci raccontare della vita di Mario.

Interrompiamo Orsetto, ad esempio, mentre cerca funghi in un bosco per farci raccontare qualcosa sulla vita dell'eremita. Ci interessa soprattutto scoprire, attraverso episodi specifici e apparentemente di poca importanza, cosa può averlo spinto a vivere isolato da tutto e tutti.

                   ORSETTO
“Io l'ho conosciuto su a Monte Casella, delle zone 
proprio impervie".
Tu lo vedevi ma ti facevi gli affari tuoi perché a 
uno che gli andava a di' qualche cosa c'era il 
pericolo che rischiava.
La madre diceva sempre che c'era la fine del mondo,
pare che con Gesù Cristo ce parlava. 
Erano sempre quelle le parole. 
Viveva al casalino, era una stanza quadrata, 
ora è mezza diroccata. Noi da ragazzi si andava
giù perché' si stava caldi. Era esposta all'occhio 
del sole. Li nasce e li muore”.

Ognuno di loro sembra avere un episodio da raccontare sul Solengo,qualcuno lo ricorda buono, altri aggressivo e cattivo, altri ancora semplicemente strano.      

                 ERCOLINO
Si metteva sempre in mezzo ai cacciatori perché' 
vicino a lui c'erano i cinghiali.
Stava sempre a baccaja', ma ‘na schioppettata e
per sbaglio lo seccavano. Allora quelli non 
potevano fa cacciarella. Faceva il matto perché' 
tanto... matto era, mica era tanto savio come 
persona..

               GIOVANNI
“Avevo un amico che passava lì a Pratolongo, e una 
volta gli ha detto: “Buongiorno”.
Lui si è abbassato i pantaloni e si è messo a fare
le cose. Se lui ti diceva buongiorno tu potevi
rispondergli buongiorno. Sennò poteva risponderti
in modo strano.”

PAPPAGONE ha quattro piccole caprette nella sua stalla. La luce che entra dalla finestra della tettoia lo illumina mentre sta facendo il formaggio. 

PAPPAGONE 
Io pure una volta gli ho detto "Buonasera" e lui: "E chi sei! Che vuoi" Poi due giorni dopo mi ha detto "Io con la tua madre son cuginello"

Seguiamo il Solengo da lontano, mentre si muove da Vejano al suo bosco, con un sacco legato a un bastone dietro la schiena e mentre fa il bagno nel fiume. Documentiamo le azioni dell’Eremita come fossero reali, rubate o come se qualcuno lo avesse spiato e filmato con una 16mm tanti anni fa. Il tutto mantenendoci a debita distanza. Lentamente però, durante il corso del film, ci avviciniamo sempre di più fino a raggiungere una distanza tale da oltrepassare quella linea di confine tra documentario e finzione.

                        GIOVANNI

Prima si andava tutti alla locanda per ritrovarsi a bere, all'epoca della guerra c'era poco lavoro.
le sere era una lite. La moglie l'ha sopportato per
tanto tempo ma una sera, tornata a casa mentre lui 
dormiva, ha preso una zappa... Tac! Una zappata
sul collo. Tutto sangue... La parete era piena 
di schizzi. Se si passa nel borgo c’è la vecchia 
casa e si vedono ancora oggi..
Lei è stata condannata all'ergastolo. Dato che era
partorito il bambino in cella. 
Questo bambino era Mario. 
Lo ha cresciuto in carcere ma quando lei è morta
lui è finalmente uscito ed è tornato giù al paese.
Non conosceva il mondo esterno. 
La madre lo aveva cresciuto dicendogli:
“Non parlare con nessuno, non parlare con nessuno”..
e lui non ha mai parlato con nessuno.

Ercole e i suoi amici hanno finito di preparare il cinghiale e lo stanno cucinando sulla brace. Bevono vino, qualcuno è già ubriaco. Discutono sui vari modi di cucinare il cinghiale e su quale sia il migliore.

 

Osserviamo ora da vicino Il Solengo mentre prepara delle trappole per animali per poi arrampicarsi su una grossa quercia e suonare uno strumento. La prossimità ci permette di identificare dettagli che prima non immaginavamo e conoscere il protagonista in modo più intimo. Nessuna delle azioni del Solengo che decidiamo di mostrare svela dettagli particolarmente rilevanti della sua vita o indizi che possano confermare una tesi piuttosto che un'altra sul mistero del suo isolamento. Gli eventi importanti vengono volutamente non mostrati in modo che sia lo spettatore a dover mettere insieme le informazioni in modo da avere una chiara immagine del racconto. L’eremita rimane avvolto da un alone di mistero che si risolve soltanto in un suo sguardo, in un suo gesto. Ci chiediamo allora perché l’ha fatto, per paura o ribellione? Che cosa spinge un uomo a una decisione cosi estrema? Tutti questi episodi contribuiscono a delineare un profilo poco chiaro ma misterioso e affascinante del Solengo, l’eremita di Pratolongo. La forza e l’ambiguità di un personaggio che ha deciso di isolarsi e rifiutare la società.


                  BRUNO
Se lo potessi fa’ io lo farei volentieri,
senza nessun problema. Almeno non ti rompe
le palle proprio nessuno lì dentro, 
sei padrone de fa’ come te pare.


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